GENITORI SENZA LIBRETTO DI ISTRUZIONI

Agnese Fiorino | 15 febbraio 2016 | PSYCHÈ|

Nel momento in cui diventiamo genitori tutti noi riattiviamo nella relazione con nostro figlio o figlia, spesso in maniera del tutto inconsapevole, lo stile di attaccamento e di accudimento che abbiamo sperimentato nell’infanzia con i nostri genitori.

La relazione con le proprie Figure di Attaccamento (generalmente la mamma ed il papà ma sono da tenere in considerazione anche tutti gli Adulti che si prendono costantemente carico di lei/lui) costituisce per tutti gli esseri umani il primo modello di relazione interpersonale. Non solo: il bambino nelle prime relazioni di dipendenza affettiva con mamma e papà inizia anche a costruire un proprio senso di identità personale in base a come si “legge” , si “vive” e si “sente” tra le braccia di coloro che lo stanno crescendo.

Quindi, in base alla ripetizione nel tempo di canovacci relativamente stabili di esperienze relazionali i nostri figli creano, specialmente nel corso dei primi tre anni di vita, quelli che noi Psicologi chiamiamo Modelli Operativi Interni.

Essi non sono altro che, passatemi la metafora informatica, gli Script dei Programmi che gestiscono le modalità con cui la persona pensa a Se stessa, agli Altri ed a Sé con gli Altri. E’ importante sottolineare sia che tali Script diventeranno nel crescere sempre più stabili sia che a, loro volta, diventeranno quei fari che lo guideranno nella scelta delle relazioni affettive importanti, incluse quelle amorose, ed è in base a questi specifici occhiali che la realtà esterna verrà letta e filtrata.

Tutti noi per muoverci nel mondo usiamo infatti delle “mappe” tacite e relativamente stabili sia per quanto riguarda le idee su noi stessi (Mi sento amabile? Capace? Competente? Posso esplorare il mondo o sono troppo debole per farlo? Posso permettermi di sbagliare?) sia per quanto riguarda le aspettative sugli altri e sulla previsione del loro comportamento con noi (Mi accetteranno? Mi rifiuteranno? Il mondo è un posto pericoloso? Gli Altri sono amichevoli o vogliono invece raggirarmi?).

Diventa quindi essenziale per la tutela della salute emotiva, cognitiva e per un ottimale sviluppo delle future relazioni sociali delle nuove generazioni che un bambino cresca in una famiglia sufficientemente sana ed equilibrata sul piano emotivo.
Non è però facile fare i genitori!

Primo, perché nessuno, purtroppo, insieme al neonato ci fornisce il libretto di Istruzioni con cui relazionarsi proprio con quell’esserino lì che è totalmente diverso da tutti gli altri bambini del mondo, inclusi i suoi fratelli e sorelle eventuali (ricordiamoci sempre che sin dal momento del concepimento stesso nostro figlio ha una grossa voce in capitolo nel modo che abbiamo di relazionarci con lui o lei: le bi o tri mamme con un figlio tranquillo sin da neonato ed uno scatenato sin dal grembo sanno di cosa sto parlando. Voi siete sempre le stesse ma cambiate nel vostro stile genitoriale a seconda delle specifiche emozioni, pensieri e sensazioni che vostro figlio o figlia vi elicita!)

Secondo, perché prima di essere genitori siamo prima di tutto uomini e donne con una nostra storia personale, in alcuni casi più rosea e serena, in molti altri caratterizzata da sfumature di una ampia gamma di colori che può variare dal nero di periodi dolorosi e di storie più o meno traumatiche al bianco di esperienze appaganti e soddisfacenti.

Terzo, perché nel momento in cui due persone scelgono di stare insieme in maniera stabile non sono più solo 1+1 ma diventano automaticamente un 3: io, te e Noi come coppia. Una coppia che si consolida e si mantiene su equilibri impliciti ed espliciti per anni, con consuetudini, idiosincrasie e linguaggi totalmente suoi. L’arrivo di nuovi membri nel team (uno o più figli), specialmente il primo, tipicamente stravolge tutto e non è infrequente che coppie anche ad alto funzionamento in precedenza inizino poi a traballare pericolosamente tra pappe, nanne, notti insonni, coliche, tempo per sé stessi pari allo zero e di sesso poi spesso non se ne parla nemmeno più, non avendo più alcuna energia residua alla fine della giornata.

Quindi, prendendo in prestito le parole di J. Bowlby, se una Società ha veramente a cuore il benessere emotivo dei propri figli, presti prima di tutto attenzione al benessere emotivo dei genitori!

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