sé reale, sé ideale, sé riflesso e lo sviluppo dell’identità e dei ruoli sociali

Il concetto di Sé Reale e Sé Ideale è stato introdotto dallo psicologo statunitense Carl Rogers (Rogers, 1951).

Per Sé Reale intendiamo tutto ciò che sentiamo di rappresentare, di aver raggiunto grazie alle nostre forze e di poter raggiungere concretamente, mentre per Sé Ideale intendiamo tutto ciò a cui tendiamo, ciò che vorremmo realizzare ma che non siamo sicuri di riuscire a fare.

Secondo Carl Rogers, l’immagine di sé e il sé ideale possono essere congruenti o incongruenti. Quando c’è congruenza vuol dire che tra l’immagine di sé e il sé ideale c’è una discreta quantità di sovrapposizione e ciò porta alla sensazione di autorealizzazione, cioè a sentirsi appagati da ciò che si fa.

Ma cosa succede quando, invece, c’è troppa discrasia (incongruenza) tra Sé Reale e Sé ideale?L’incongruenza può avvenire in positivo o in negativo. Alcuni soggetti possono avere progetti di vita irreali e non corrispondenti alla realtà, avere quindi un Sé Ideale troppo “gonfiato”, o, viceversa, altri possono avere un’immagine troppo scarsa del proprio sé, che li porta a essere poco ambiziosi. Quando il soggetto non riesce a realizzare i propri sogni inizia ad avere momenti di conflitto interiore, a vivere stati di tristezza per non riuscire a raggiungere i propri scopi. Sentimenti come ansia e depressione diventano sempre più incombenti, il che può portare ad abbandonare i propri progetti, impigrirsi e rimanere in uno stato di stallo emotivo e lavorativo dal quale poi è difficile uscire, i giorni passano e non ce ne accorgiamo e ogni giorno ci affossiamo in un baratro dal quale poi risalire diventa quasi impossibile.

Per avere un Sé Ideale sempre al passo, mai addormentato e nemmeno troppo vispo, vi è uno slogan che dovrebbe essere sempre il faro del nostro cammino, sto parlando del CO.CO.MI (Robbins, 1992), un acronimo che sta per: CONTINUO, COSTANTE MIGLIORAMENTO. Secondo Robbins, ognuno di noi trova la sua felicità nella ricerca del miglioramento costante e nel percorso che segue nel raggiungere nuovi obiettivi personali; il che significa che ognuno di noi dovrebbe cambiare prospettiva, ovvero dovremmo iniziare ad avere un modo diverso di vedere la nostra crescita emotiva e personale: la vita dev’essere vissuta come un processo in continuo divenire, un approccio continuo da mettere in atto ogni giorno a lavoro e nelle relazioni sociali, ma che, a poco a poco, al contempo, si armonizzerà a pieno con la nostra quotidianità.

La nostra ottica di vita può così essere basata sull’assunto che “non si smette mai di imparare”, bisogna essere in costante formazione, per poter dare il meglio di sé, non bisogna mai sentirsi arrivati, bisogna avere sempre lo stimolo a fare un passettino in più rispetto a quello che già sappiamo. Per formazione non si intende la mera formazione didattica, ma formazione personale, culturale, emotiva, che ci dia la possibilità di: Sapere, Saper Fare e Saper Essere.

Il Sé Riflesso è “il modo in cui immaginiamo di apparire agli altri, il modo in cui immaginiamo che gli altri ci giudichino sulla base di tale apparenza, e un certo sentimento di noi stessi, come l’orgoglio o la mortificazione” [Cooley 1902].

L’elemento più importante nella formazione della propria identità e della personalità è l’interazione con gli altri.

Gli altri fattori che influenzano lo sviluppo della personalità sono i caratteri fisici (età, genere, ambiente), le esperienze e la cultura.

Nell’interazione degli individui con il mondo, le persone creano il Sé Riflesso. È la percezione di sé ricavata dai giudizi di coloro con cui interagiamo.

Il Sé Riflesso è costituto da 3 elementi:

 Ciò che pensiamo che gli altri vedano in noi

 Come pensiamo che gli altri reagiscano a ciò che vedono in noi

 Come a nostra volta reagiamo alla reazione che percepiamo negli altri

La socializzazione è il processo attraverso cui le persone apprendono le competenze e gli atteggiamenti connessi ai nostri ruoli sociali e assicura l’ordine e la continuità sociale.

Per l’approccio funzionalista, tre sono i fattori necessari affinché il processo di socializzazione possa riuscire: le aspettative di ruolo la propensione alla conformità e la modifica del comportamento *).

*) Nel Funzionalismo la società è concepita come un insieme di parti interconnesse tra di loro. Nessuna di esse, quindi, può essere intesa isolata dalle altre, ma solamente nel suo contesto. Le relazioni che intercorrono tra le parti della società sono di tipo funzionale, ovvero ogni elemento svolge un particolare compito che, unito a tutti gli altri, concorre a creare e mantenere l’equilibrio e l’ordine sociale. Esiste dunque, per il funzionalismo, uno stato di equilibrio nella società che si ha quando ogni parte svolge correttamente il proprio compito.

Per questo motivo possiamo affermare che il funzionalismo è basato sul modello del sistema organico che troviamo nelle scienze biologiche. Ad esempio Durkheim, uno dei fondatori di questa teoria, pur non facendo mai riferimento al termine “funzionalismo”, pone l’attenzione sul concetto di “funzione” intesa quale attività volta al soddisfacimento dei bisogni generali dell’organismo sociale, inteso quale organismo sui generis, dotato di un’autonoma natura.


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