Cosa significa “essere in un rapporto di coppia”

Trovarsi in una relazione di coppia stabile non è un punto di arrivo, bensì rappresenta un’occasione di maturazione; ma anche un mezzo che la favorisce. Si inserisce nel processo di sviluppo dell’essere umano che a sua volta è continuo.


Quindi nel matrimono come in una “coppia di fatto” si continua a crescere, ma in due o in più (da quando arrivano i figli). Perché ciò avvenga in armonia si deve presupporre un certo grado di maturità di base di entrambi e che siano anche pronti a responsabilizzarsi nei confronti di sé stessi e dell’altro. Diviene assolutamente necessario fondare la relazione a due sulla stima, sul rispetto reciproco e sull’amore, nel senso di dare e saper ricevere, oltre che sulla sincerità, sulla fiducia, sulla fedeltà, sul dialogo e sulla complicità.

La maturità non costituisce un traguardo che si raggiunge automaticamente appena terminata l’adolescenza (che cos’è l’adolescenza, che durata ha nella nostra società…??) essa è invece un processo che non ha mai termine. Si matura ogni giorno ad ogni evento e ad ogni esperienza.

Nel concetto di amore di coppia rientra quello di sessualità (anch’essa ha insito in sè un processo di sviluppo: dalla sessualità infantile a quella adulta passando per quella adolescenziale).
Il raggiungimento della maturità sessuale favorisce e media la maturità psicologica degli individui. Infatti coloro che saranno rusciti a passare attraverso tutte le fasi della sessualità infantile, superandole senza fissarsi su nessuna, avranno raggiunto quel grado di maturità sufficiente per accingersi a fare il fatidico passo.
Nella dinamica di coppia riuscire a vivere una sessualità matura e consapevole aiuta a sviluppare una comunicazione efficace e costruttiva.

 
I conflitti nella coppia

Stare in coppia può essere vissuto come tappa di un processo di crescita oppure strumentalizzato nevroticamente come sorta di compensazione di problemi non risolti.
I conflitti prima o poi appaiono sempre. Sta nella maturità dei coniugi saperli affrontare e superare.

Esaminiamo ora alcuni possibili fattori di rischio generatori di eventuali conflitti. C’è chi si sposa:

• Per evadere dalla famiglia di origine
• Perchè vede nel partner una copia del genitore di sesso opposto
• Per un bisogno estremo di maternità o paternità in cui il coniuge è vissuto come fosse un/a figlio/a
• Per ottenere conforto, appoggio, dipendenza economico-affettiva, per ovviare alla solitudine

In tutti questi casi vedendo il matrimonio alla stregua di un tentativo psicoterapeutico, in occasione di situazioni di conflitto si tenderà inevitabilmente a biasimare e a colpevolizzare l’altro per quanto di negativo si sarà verificato.

I conflitti coniugali da un punto di vista strettamente psicologico si possono ricollegare a due fondamentali cause più frequentemente riscontrabili. Esse sottintendono la regressione a due fasi dello sviluppo individuale della personalità: la fase simbiotica e la fase narcisistica.

Quindi due tipi di conflitto:
1. SIMBIOTICO
(rapporto di dipendenza madre-bambino)
Si vivrà il partner come parte di sé e si soffrirà se non ci sarà una grande disponibilità da parte dell’altro. L’arrivo dei figli spesso innesca la miccia
2. NARCISISTA
(dal mito di Narciso)
L’altro è considerato uno strumento per il soddisfacimento dei propri bisogni (forte rischio di infedeltà)
Alcune resistenze al superamento dei conflitti

• Negare la presenza dei conflitti stessi
• Incapacità a comunicare (tenere il muso…)
• Non voler ammettere le proprie responsabilità (la colpa è sempre dell’altro, gli orgogli    feriti, i puntigli, insincerità con sé stessi e con l’altro, ecc.)
• Non voler vedere le vere cause che sottendono il conflitto.

Dr. M. Minutillo

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