Italiani all’estero: quando la compagna di viaggio è l’ansia

Il trasloco, la lingua, un nuovo lavoro, perdita dei punti di riferimento, solitudine, sensazione di sradicamento, aspettative disattese, nuove abitudini e un contesto profondamente diverso da quello lasciato. Ecco alcuni degli aspetti psicologici, spesso sottovalutati, che un expat affronta quando lascia il proprio paese e va a vivere all’estero. Andando a vivere in un altro Paese si può accumulare parecchia ansia, che però si può superare.
L’ansia fa parte della vita della persona a tutte le età. Quando ci si ritrova a fare grandi cambiamenti come quelli di vivere da expat l’ansia può essere vissuta come un qualcosa che toglie energie vitali, facendo percepire alla persona una continua tensione interna. Se ci sentiamo tesi e preoccupati e questa preoccupazione rimane anche se stiamo conducendo una vita “normale”, potremmo avere a che fare con ciò che viene definito stato ansioso. Ma che cos’è in fin dei conti questa tensione che caratterizza lo stato ansiogeno? Da dove viene questa tensione interna?
Se pensiamo a noi stessi come individui, verrebbe spontaneo immaginare ogni persona come un singolo essere umano. Anche se siamo esseri viventi che vivono in gruppi, in società, possiamo definire un individuo come singolo. Però, all’interno di ogni singolo individuo vi è una relazione. Se immaginiamo di trovarci per un secondo dentro di noi ci renderemmo conto che non siamo da soli, siamo due parti che dialogano tra loro. Questo dialogo è ben visibile nel gioco dei bambini quando con un oggetto o un pupazzetto in mano parlano apparentemente da soli. Quindi, in questo dialogo interno ci siamo noi e l’altro. Ma l‘altro chi è? L’altro rappresenta il primo contatto che abbiamo avuto con la mamma e che ha lasciato la sua traccia dentro di noi. La relazione che si instaura con la madre forgia e orienta tutte le relazioni che verranno in futuro e caratterizza le funzioni proprie umane del pensare, riflettere, immaginare e relazionarsi con l’esterno. Il dialogo che si instaura con la madre interna è attivo ed è presente anche in assenza di essa e rimane internamente anche quando diventiamo adulti. Questo permette ai bambini più piccoli di poter salutare il genitore all’entrata della scuola e trascorrere serenamente una buona giornata sapendo che la mamma verrà dopo a riprenderlo. In questi momenti il dialogo instaurato con la madre interna è attivo e presente e il bambino si sente sicuro di sè proprio perchè è presente questa relazione interna.

La relazione interna è una delle caratteristiche principali della specie umana, quando si interrompe il dialogo che intratteniamo con la nostra interiorità compare lo stato d’ansia che è uno stato di profonda preoccupazione. Cosa succede nella nostra vita quando da adulti dobbiamo affrontare dei cambiamenti e ci ritroviamo nei panni dell’expat? Cosa accade alla nostra relazione interna? Il dialogo interno è una risorsa fondamentale che ci permette di pensare in modo lucido, riflettere e prendere delle decisioni chiare in situazioni importanti. Se questo dialogo si interrompe – per motivi di stress, sovraccarico di lavoro, tensioni, preoccupazioni, separazioni questa risorsa può venire momentaneamente disturbata oppure anche a mancare.
Venendo a mancare si crea un vuoto, e un senso di preoccupazione, perché solo una delle due parti della nostra relazione interna rimane presente e percepibile. Il dialogo interno orienta le nostre scelte, i nostri comportamenti e in mancanza di questo prezioso processo ci si può sentire, senza rendersene conto, persi e disorientati, confusi in balia degli eventi, a volte sperimentando una sensazione di impotenza. In questo caso il dialogo interno sembrerebbe al momento essere sospeso, in quanto il vuoto percepito internamente rappresenta l’assenza di una parte e l’interruzione del dialogo stesso. Solo ripristinando le due parti questo dialogo può essere ristabilito.

Alcune persone reagiscono a questa tensione in vari modi: incontrando persone, saltando da una relazione all’altra, facendo sport e attività fisiche, mangiando, ecc. A volte si eccede con l’attività sportiva, si lavora troppo, si accumulano oggetti, oppure ci si riempe la settimana di attività varie cercando di sfuggire all’angoscia, che riapparirebbe comunque nel primo pomeriggio a casa da soli, rendendo di nuovo presente la tensione interna. Anche l’insonnia e i risvegli precoci potrebbero essere campanelli d’allarme che indicano che il dialogo con le nostre parti interne è temporanemante disturbato o sospeso.
Per quanto riguarda la vita di un expat le componenti ansiose potrebbero essere: il viaggio da affrontare, condividere l’appartamento con persone che non si conoscono, la lingua, fornirsi di documenti necessari per motivi specifici, ecc.

Andando a vivere in un altro Paese accade anche che si deve traslocare spesso e cambiare casa nel giro di poco tempo. La quantità di ansia che si accumula durante questi cambiamenti può essere tanta. Come si fa? Da dove si parte per riattivare questo dialogo? Per ritrovare il dialogo interno ecco di seguito qualche spunto.
Qui e ora: potrebbe sembrare contro-intuitivo, la mente desidera programmare, immaginare i dettagli del futuro immediato e di quello lontano, vagliare scenari negativi con l’illusoria impressione di tenere sotto controllo le situazioni. Si disperdono energie mentali per situazioni future sulle quali ancora non è il momento di investire.         Lasciar andare: per ridurre l’ansia a volte bisogna fare delle scelte. Per esempio ci sono situazioni nelle quali è necessario fare un passo indietro. A volte il distacco che vive un expat rispetto al proprio Paese aiuta a ripensare alle situazioni nelle quali si vuole esser coinvolti e situazioni dalle quali è meglio ritirarsi.
Aver cura delle risorse interne: trovare spazi di svago, di gioco, di confronto, situazioni che anche se lontani da casa facciano apprezzare i lati positivi dell’essere expat.
Delegare: nei momenti di maggiore tensione e ansia spesso fare anche le scelte più semplici risulta complicato e motivo di ulteriore stato ansioso. Delegare, affidarsi, potrebbero rivelarsi strategie utili.
Soprattutto quando il dialogo interno è disturbato o sospeso è importante ricordarsi che non è perduto. Spesso è una sospensione temporanea, ma se ci si accorge che lo stato ansioso persiste da troppo tempo potrebbe essere il caso di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. L’ansia per gli expat può essere vissuta come un bagaglio voluminoso da portarsi dentro, come un peso che disperde le risorse facendoci vivere in un limbo nel quale la fine delle preoccupazioni non arriva mai. Oppure potrebbe essere una compagna di viaggio che ci aiuta a capire quando è il momento di fermarsi per raccogliere le energie e riattivare il dialogo interno.
Alessandro Secci   Chiara Virgilio
Articolo da: L’INKIESTA/5.8.2015

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