Fumo in adolescenza

È proprio di questi giorni la notizia della pubblicazione di una ricerca in cui risulta che gli adolescenti italiani sono al primo posto per la precocità di iniziazione al fumo. Di seguito un articolo della Dott.ssa Annabell Sarpato che si occupa di questo spinoso argomento.

L’adolescenza si inserisce nel faticoso passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il bambino, infatti, abbandona il suo ruolo di infante per costruire la propria identità. Come ben si sa, si tratta di un percorso non sempre semplice, né per i ragazzi, né per i loro genitori.

 
Le motivazioni del fumo in adolescenza
Tra le varie complessità che ci si trova ad affrontare, una tra quelle che desta maggiori preoccupazioni tra gli adulti è sicuramente quella del fumo. Le ricerche mostrano che l’avvicinamento al fumo avviene sempre prima: alcuni dati evidenziano come le prime sigarette vengono fumate già a partire dagli 11-12 anni. Si tratta, infatti, di un modo spesso utilizzato per anticipare l’età adulta, verso la quale i ragazzi si stanno affacciando. In quest’età il rito della sigaretta assume anche una valenza sociale molto forte, una sorta di rito di iniziazione per entrare in relazione con i pari e consolidare il gruppo. Come dimostrato anche a livello culturale, inoltre, la sigaretta rimanda al fascino del seduttore (e della seduttrice) bello e dannato, a cui nulla spaventa.

Reazioni dei genitori verso il fumo in adolescenza
Solitamente, di fronte alle prime sigarette, i genitori tendono a preoccuparsi molto e cercano di capire come impedire ai propri figli di continuare con questa pessima abitudine.
Ecco qualche consiglio pratico:

DIALOGO. Per quanto possa essere difficile, è importante parlare del fumo con i propri figli, cercando di capire le motivazioni che li hanno portati a fare questa scelta. Ci sono diverse cause, dunque, che possono portare i ragazzi ad avvicinarsi alle sigarette: l’accettazione da parte del gruppo dei pari, l’imitazione del comportamento del proprio ambiente o dei propri idoli, oppure soltanto l’espressione di un disagio personale.

INFORMARE. È dovere di ogni genitore informare i ragazzi sugli effetti del fumo, sulle conseguenze nocive che produce sulla salute e sul rischio di dipendenza che ne consegue.     I ragazzi, a quest’età, si sentono invincibili e parlare con loro di malattie e morte non sembra spaventarli, ma è importante comunque mettere al corrente dei rischi che si corrono.

SPORT. Le ricerche dimostrano che i ragazzi che fanno attività fisica tendono a non fumare. I ragazzi impegnati in attività ricreative sembrano fumare meno ed essere meno interessati alla scoperta delle sigarette rispetto ai loro coetanei.

BUON ESEMPIO. Sembra scontato, ma gli adulti dovrebbero offrire il buon esempio se vogliono che i loro discorsi siano credibili.
Se ci si accorge che il proprio figlio ha iniziato a fumare, dunque, è importante cercare di capire la motivazione che l’ha portato ad adottare questo comportamento. E’ bene indagare, inoltre, se si tratta di un episodio isolato o se è un’esperienza che si sta andando a consolidare. È importante ascoltare in modo attento e privo di pregiudizi, anche se si è molto arrabbiati: sgridare e punire, infatti, spesso rischia di ottenere l’effetto opposto.

COERENZA. Se il genitore è esso stesso fumatore e/o schiavo di qualsivoglia dipendenza inevitabilmente la credibilità delle sue parole sarà molto compromessa ed esse quindi avranno ben poco riscontro pratico nel figlio per il raggiungimento dell’obiettivo che si voleva ottenere.

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